Progetto Alta Valsessera


Introduzione

L’Alta Valsessera si estende in direzione Ovest-Est per circa 13 km compresi tra il Monte Bo e il Monte Barone di Coggiola. Amministrativamente è suddivisa in enclaves montane appartenenti a 17 comuni; appare come un’area di circa 9000 ettari chiusa, relativamente isolata e selvaggia, priva di insediamenti stabili. Nonostante non sia mancata in passato l’utilizzazione intensiva delle sue risorse naturali (pascoli, foreste, acque, sottosuolo), questa condizione geografica ha in parte garantito la conservazione dell’ambiente.
Se dal punto di vista storico è il tragico epilogo della vicenda dolciniana, sulle pendici del Monte Rubello, ad essere l’elemento più noto, le peculiarità naturalistiche della zona sono numerose; tra le più significative, oltre ai due endemismi – il Citiso di Zumaglini e la Centaurea bugellensis –, vanno citati l’abete bianco dell’alpe Cusogna, la Scopolia carniolica e ovviamente il Carabus olympiae. Questo raro co-leottero, conosciuto localmente come Boja d’or, deve il suo nome a Olimpia Sella, cugina del naturalista Eugenio che nel 1835 lo scoprì; endemico dei pascoli di Monte Cerchio, ha rischiato l’estinzione sia per la spietata caccia cui è stato sottoposto dai collezionisti che per la parziale trasformazione del suo habitat.
L’interesse naturalistico è stato confermato dal riconoscimento dell’Alta Valsessera come Sito di Importanza Comunitaria (S.I.C.) da parte dell’Unione europea.

Testi e immagini: Massimo Biasetti, Lucio Bordignon, Matteo Negro, Tiziano Pascutto, Alfonso Sella, Domenico Ubertalli, Giovanni Vachino, Marcello Vaudano.

<b>Copertina del pieghevole dedicato al progetto di ricerca sull'Alta Valsessera pubblicato nel 2013</b><br />

Copertina del pieghevole dedicato al progetto di ricerca sull'Alta Valsessera pubblicato nel 2013