Il Parco degli "arbo"


Aspetti etnografici

Il castagno (Castanea sativa) ha sempre rappresentato una risorsa insostituibile per l'economia alpina, tanto da essere definito l'albero del pane, oppure, più semplicemente, l'arbo, ossia l'albero per eccellenza. Gli insediamenti umani e la vita stessa dei montanari dipendevano infatti in modo determinante dai castagneti e dall'abbondanza del raccolto. Le grolle, castagne secche bollite nel paiolo, costituivano la base dell'alimentazione durante il periodo invernale. I castagneti erano oggetto di assidue cure: venivano coltivati e cioè innestati, potati, concimati, mondati dai rami secchi e dai polloni. Del castagno non si utilizzava solo il frutto ma anche il legname, le foglie, i ricci, il tannino. L'arbo era al centro di una serie di tradizioni, di usanze, di tecniche, di pratiche, connesse anche alla conservazione del frutto, che condizionavano le attività quotidiane, costituendo appunto quel tipo di vita che può essere definito la "civiltà del castagno". Nel parco sono evidenziati anche alcuni aspetti etnografici non riferiti al castagno, quali ad esempio la posa, pietra utilizzata per posare il cestone caricato sulle spalle, e il gorg, vasca usata per la macerazione della canapa. Proseguendo nell'itinerario lungo la mulattiera che attraversa l'abitato di Riabella, incontriamo alcuni casìt, piccole costruzioni in pietra destinate all'essiccazione delle castagne.

<b>Riabella, Parco degli "arbo"</b><br />

Riabella, Parco degli "arbo"