Progetto Bessa


La coltivazione del giacimento

La coltivazione del giacimento aurifero di origine alluvionale necessitava di grandi quantità di acqua, captata dal torrente Viona. Il procedimento consisteva nello scavo, con l’aiuto della forza idraulica, del sedimento costituito da sabbia e da ciottoli di varia pezzatura che, raccolti ai lati dello scavo, formarono i grandi cumuli che oggi caratterizzano il paesaggio della Bessa. Sabbia e ghiaia erano in seguito riversate in canali, dotati di rivestimento ligneo, in cui scorreva l’acqua ed un concentrato di oro, magnetite e granato, che essendo di peso specifico più elevato tendeva a depositarsi per primo e veniva raccolto tramite procedimenti diversi (scalette, strati di erica). Il sedimento ormai privo di metalli era poi scaricato oltre la scarpata, in direzione dell’Elvo (e nella parte meridionale del terrazzo anche in direzione opposta verso l’Olobbia), a formare i “conoidi antropici”.
Il deserto di pietra lasciato dai romani fu frequentato in seguito da contadini e pastori che sfruttarono le poche aree rimaste prive di copertura di ciottoli. Alla manutenzione di parte delle murature a secco da questi effettuata e soprattutto alla sterilità della zona si deve il buono stato di conservazione dei resti di insediamenti e della rete idrica della miniera. Grazie a queste favorevoli coincidenze ed alla presenza di incisioni rupestri protostoriche, la Bessa è oggi un’area archeologica di rilevanza internazionale, in fase di valorizzazione da parte dell’Ente Parco.

<b>Canale di smaltimento dello sterile nei conoidi antropici</b><br />foto Alberto Vaudagna

Canale di smaltimento dello sterile nei conoidi antropici
foto Alberto Vaudagna