top
barra

Fabbrica della Ruota

Strada della Lana

Museo Laboratorio del Mortigliengo

Progetto Alta Valsessera

Progetto "Arte Ricca"

Centro di Doc. dell'Industria Tessile

Chiesa di San Germano

Parco degli "Arbo"

Itinerario Cerale-Bocchetto Sessera

PUBBLICAZIONI

RESTAURI

RICERCA

SAPORI BIELLESI

 

Itinerario etnografico Cerale - Bocchetto Sessera

   
   

Lungo la mulattiera, l'antica "strada dell'Alpe" che sale da Cerale fino al Bocchetto Sessera, sono state descritte e in parte ricostruite alcune delle attivita' che un tempo caratterizzavano la vita e l'economia delle popolazioni montane. Ripercorrendo questo itinerario, si possono riscoprire, oltre agli aspetti etnografici, anche le valenze ecologiche e naturalistiche tipiche dell'ambiente montano. La mulattiera stessa e l'ambiente che la circonda, prati e boschi nella parte bassa e pascoli nella parte alta, costituiscono uno degli aspetti piu' interessanti del percorso. I molti chilometri di muri a secco che la fiancheggiano testimoniano sia la fatica profusa nella costruzione che l'importanza economica di questa via di comunicazione che un tempo era percorsa dalle greggi e dalle mandrie che transumavano in Alta Valsessera.

 

mulattiera

Cerale

Questa borgata, una delle piu' popolose di Camandona, era un tempo abitata da margari e da artigiani specializzati nella fabbricazione di rastrelli e culle; essa conserva alcune case organizzate secondo la tipologia abitativa tipica del luogo: al piano terreno la stalla dove gli abitanti erano soliti radunarsi, nel periodo invernale, a "fe' veggia". Alcuni dipinti di carattere religioso decorano le facciate delle abitazioni; alcuni di questi sono stati restaurati. Il piu' significativo raffigura la "Deposizione con San Giuseppe e San Grato"; gli altri rappresentano la Madonna d'Oropa. La fontana con abbeveratoio in pietra semicircolare, datata 1868, e' costituita da un unico blocco monolitico scavato a mano ed e' comunemente denominata "al tro". L'oratorio, ottocentesco, e' dedicato a San Rocco.

 

affresco

Rio della Sabbia

Un ponte in pietra supera il "Rio della Sabbia", cosi' detto poiche' il suo corso era utilizzato per trasportare a valle la sabbia proveniente da una cava ubicata in localita' "Vacarola". La sabbia scavata veniva gettata nel letto del rio e quindi, grazie anche ad una derivazione aperta dal rio Envera che aumentava la portata d'acqua, era trasportata a valle, dove veniva fatta decantare per essere poi raccolta e utilizzata. In questo modo si risparmiavano il tempo e la fatica del trasporto ottenendo sabbia gia' lavata e pronta per l'uso. Questa cava era gia' in funzione all'inizio dell'800, come risulta da un documento che ne regolava l'utilizzo "che dovra' effettuarsi nei giorni di venerdi' e sabato di ogni settimana".

 

 

Carbonaie

Immediatamente a valle della mulattiera, si possono notare delle superfici pianeggianti di circa 50 metri quadrati; si tratta probabilmente dei siti di antiche carbonaie presenti anche nella parte alta del percorso e soprattutto nella localita' Carcheggio. La ricostruzione, che evidenzia tecniche e metodi costruttivi, e' stata proposta per ricordare questa attivita' ormai del tutto abbandonata ma un tempo assai diffusa, fonte di reddito non indifferente nell'economia montana. Il carbone vegetale, prodotto in notevole quantita' fino all'immediato dopoguerra, veniva utilizzato, in sostituzione del coke, per alimentare le forge, nelle attivita' artigianali tipiche di Camandona ed inoltre nell'industria tessile.

 

carbonaia

I piloni votivi

I piloni votivi sorgono numerosi lungo il percorso, a testimonianza di quanto esso fosse importante e frequentato. Se ne contano ben 12, edificati con due diverse tipologie e tecniche costruttive. Alcuni sono stati restaurati dal Gruppo Alpini di Camandona, altri sono in parte o totalmente diroccati tanto da essere quasi irrecuperabili. I piloni, espressione di fede e di religiosita' popolare, rappresentavano anche un importante punto di riferimento per i viandanti che percorrevano questi itinerari montani. Un pilone votivo, edificato nel 1904, conserva, affrescata nel suo interno, l'effigie della Madonna di Oropa con i Santi Giacomo e Giambattista.

 

pilone

Il castagno

L' "arbo", l'albero per eccellenza, e' presente lungo l'itinerario con alcuni imponenti esemplari. Il castagno era essenziale per l'economia e per la vita stessa delle popolazioni montane che utilizzavano ogni suo prodotto. La castagna era alla base dell'alimentazione quotidiana (nel Biellese si registravano infatti i piu' elevati consumi pro-capite del Piemonte); veniva inoltre scambiata con altri prodotti, quali riso e meliga. Le foglie servivano per le lettiere degli animali; il legno era particolarmente apprezzato nella costruzione delle abitazioni, per le sue caratteristiche che ne garantivano la durata. Significativi sono anche i ciliegi a valle della mulattiera, che venivano piantati a filare per non occupare spazio nel prato sottostante utilizzato come sfalcio.

 

 

I "resegat"

Il legno da opera, di faggio, noce, castagno e altre essenze utilizzato nelle costruzioni e in falegnameria, veniva segato e ridotto in tavole lunghe fino a 4 metri direttamente sul posto del taglio, per agevolarne il trasporto a valle. A cio' provvedevano i "resigat" che lavoravano in gruppi di due o tre persone, nella stagione invernale. Con grande precisione, utilizzando una tecnica tramandata di padre in figlio, venivano prodotte tavole di diverso spessore a seconda delle varie utilizzazioni, segando tronchi in precedenza scortecciati e squadrati. Le pavimentazioni delle vecchie abitazioni di Camandona e in generale di tutto il Biellese sono in gran parte costruite da spesse tavole di castagno segate a mano.

 

resegat

 

La posa - I trasporti

Questo percorso, a cui oggi guardiamo come ad un itinerario etnografico, era un tempo "fatica". Solo parte dei pesanti carichi veniva trasportata a dorso di mulo, mentre il resto veniva caricato nelle varie tipologie di cestoni adatti al trasporto di materiali diversi: le provviste che dovevano raggiungere gli alpeggi, i prodotti che dagli alpeggi scendevano a valle, e poi il fieno, la legna, il carbone e i minerali della Valsessera, la calce proveniente dal Calcinone, i manufatti artigianali e tutto quanto l'economia montana imponeva di commerciare a valle. La fatica del trasporto puo' essere documentata proprio grazie al momento della "posa": qui il cestone caricato sulle spalle poteva essere appoggiato ad una pietra opportunamente sagomata per consentire un breve riposo.

 

trasporto

Muri a secco

La mulattiera, pur essendo costruita tenendo conto delle curve di livello, senza "tagliare" trasversalmente i pendii, e' delimitata, lungo la maggior parte del percorso, a monte e a valle, da muri a secco, costruiti utilizzando pietrame derivante dalla bonifica dei prati e dei pascoli. I muri a secco, che si integrano perfettamente nell'ambiente montano, consentono il deflusso delle acque meteoriche che veniva regolato attraverso cunette in pietra, gli "avaro", che richiedevano, come i muri, una continua manutenzione. Il fatto stesso che la mulattiera sia ancora percorribile dopo decenni di abbandono e' indice certo della perizia degli antichi costruttori. Altri muri sono stati costruiti per delimitare i terrazzamenti che consentivano di estendere le coltivazioni nei pendii altrimenti inutilizzabili.

 

 

La cava della pietra

A non molta distanza dal bivio che conduce al santuario del Mazzucco, la mulattiera lambisce varie cave dalle quali i tagliapietre di Camandona traevano il materiale occorrente per costruire le abitazioni e, in particolare, le pietre d'angolo, dette cantuna'. La roccia estratta e' di tipo magmatico intrusivo (gabbro) e viene lavorata sfruttando le fratture naturali che danno forme prismatiche abbastanza regolari, tali da poter essere utilizzate nelle costruzioni. La coltivazione della cava, un tempo liberamente sfruttata, fu oggetto di una regolamentazione nella seconda meta' dell'800 mediante la promulgazione di uno specifico "manifesto".

 

 

Il santuario del Mazzucco

Edificato nella prima meta' del '600, probabilmente nel luogo in cui sorgeva un piu' antico pilone, era in origine dedicato alla Vergine e a S. Bernardo. E' stato restaurato l'affresco secentesco raffigurante la Madonna di Loreto con San Bernardo, che diede origine alla devozione e alla costruzione del santuario. Addossata alla chiesa si nota l'abitazione dell'eremita, presente qui fino all'inizio del 900. Un tempo il santuario conservava un gran numero di ex voto a dimostrazione della particolare devozione degli abitanti della valle Strona che vi salivano in processione, agitando le "carantane". Questo avveniva due volte all'anno: in occasione del venerdi' Santo e della festa di S. Anna, l'ultima domenica di luglio, che ancora oggi si celebra.

 

Mazzucco

I faggi

Il faggio (Fagus sylvatica) e' una delle essenze piu' pregiate dei nostri boschi in quanto veniva utilizzata per molteplici usi. Da una relazione del secolo scorso apprendiamo che i boscaioli di Camandona utilizzavano il legname di faggio per fabbricare culle, rastrelli, gioghi, mantici ed anche ordigni per filatoi da lana e da seta, attrezzi ed utensili vari: impugnature di zappe, picconi, badili, pale e persino "cavastracci da artiglieria". Il faggio d'alto fusto era sovente presente nei pascoli, al fine di ombreggiare gli armenti. E' una delle essenze piu' adatte per essere trasformata in carbone ed e' molto apprezzata come legna da ardere.

 

 

La transumanza

E' questa una delle piu' importanti vie della transumanza che collegavano un tempo le pianure della "bassa biellese" con i pascoli alpini. Percorrendo questa mulattiera, la "via dell'alpe", le mandrie e le greggi salivano dal punto di sosta di Pianezze, dove i cinque comuni della zona possedevano una porzione di territorio su cui far sostare gratuitamente gli armenti, fino al Bocchetto Sessera. Da qui proseguivano verso gli alpeggi comunali dell'alta valle; attraverso il Bocchetto della Boscarola scendevano verso la Valsesia, dove alcuni margari di Camandona affittavano alpeggi, oppure verso la valle di Gressoney.

 

transumanza

La locanda alpina

Questa locanda, in origine una cascina, e' stata da sempre un punto di sosta e di ristoro per i viandanti e per i margari che salivano all'alpe. La costruzione, tipologicamente assai semplice e priva di particolare pregio architettonico, si inserisce bene nell'ambiente montano che la circonda. L'affresco, ridipinto nel 1948, raffigura in una nicchia la Madonna infante e S. Anna, particolarmente venerata a Camandona, in quanto patrona del vicino santuario del Mazzucco. Nel giorno della festa del santuario, i pellegrini che vi salivano da tutta la valle si recavano presso la locanda per consumare il tradizionale pranzo sociale.

 

 

Le cappelle

Le due cappelle costruite probabilmente verso l'inizio del 900 nella parte terminale del percorso, distano circa 30 minuti di cammino l'una dall'altra; la seconda, vicina all'alpe Marchetta, dista a sua volta 15 minuti dal Bocchetto Sessera. In questa cappella, edificata sulle pendici del Terlo a circa 1100 metri di altezza, e' evidente l'intenzione del costruttore di realizzare non soltanto un edificio sacro, ma anche di offrire un riparo, quasi un piccolo rifugio, al viandante e al suo mulo. La prima delle due cappelle e' stata restaurata dal Gruppo Alpini di Camandona. A monte della cappella restano tracce di alcune "luere", scavate per impedire ai lupi di scendere a valle.

 

 

Le "luere"

Sono lontani i tempi nei quali i lupi "infestavano" la Valsessera e scendevano nei pressi dei centri abitati alla ricerca del cibo, tanto che dovevano essere organizzate vere e proprie battute nel tentativo di ridurne il numero. Di quei tempi si va perdendo memoria storica e rimangono, sole testimonianze, le "luere", fosse scavate nei passaggi obbligati e nelle " bocchette" per intrappolare gli animali ed impedire loro di discendere nei paesi, durante gli inverni piu' rigidi, per depredare le greggi. Solo con un'attenta osservazione si potranno individuare le tracce delle antiche "luere", colmate dal tempo; restano pero' i toponimi ad indicarne la presenza, come nel caso della " Bocchetta Luera" lungo la Panoramica Zegna.

 

lupo

L'Alpe Marchetta

Questo alpeggio, dotato di un ampio pascolo molto curato, che un tempo era di uso comune, sorge a breve distanza dalla mulattiera a circa 20 minuti di cammino dal Bocchetto Sessera. L'alpeggio, utilizzato a partire dal 1818, venne ampliato verso la meta' dell'800 con la costruzione della cascina, del casone, di una fontana e del cortile. L'alpe e' ancora oggi in uso e durante il periodo estivo si possono osservare i tradizionali metodi di produzione del formaggio, la tipica "toma" che viene posta a stagionare nel "crutin", ipogeo, che rappresenta un interessante esempio di architettura spontanea.

 

 

Bocchetto Sessera

E' il punto di arrivo del percorso, a quota 1382. Da sempre considerato la porta della Valsessera, e' nominato in molti documenti antichi essendo posto lungo la strada che collegava il Biellese con la Valsesia attraverso il Bocchetto della Boscarola. Gia' nell'800 esisteva qui un albergo, piu' volte ampliato e ricostruito, che veniva chiamato "Excelsior". Il Bocchetto Sessera e' luogo di grande interesse geologico in quanto vi passa la Linea Insubrica che separa due zolle continentali. E' questo il punto di partenza per le numerose escursioni alla scoperta delle bellezze naturalistiche, ma anche degli aspetti culturali dell'Alta Valsessera. Nei pressi del Bocchetto e' localizzato l'unico areale conosciuto del "Carabus Olympiae Sella".

 

 

 
mail home